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Il mondo del circo in ginocchio causa pandemia: parla Flavio Togni

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Che fine ha fatto il mondo del circo durante la pandemia Covid? L’illustre circense Flavio Togni, noto per l’American Circus, da Sommacampagna Veronese, ha lanciato un allarme: “Nessuno mai ha parlato del mondo del circo durante questo anno di pandemia. Nessun telegiornale, nessun politico, nessuno, siamo gli innominabili. Noi siamo fermi da un anno con 44 cavalli e 11 tigri”….riporta oggi il sito Fanpage.it a firma di Elisa Cavarzan.

Per dare un’idea di cosa possa essere un circo, ecco alcune dritte fondamentali riguardo all’impresa di Flavio Togni: 2 treni speciali, 100 automezzi, un tendone da 2000 metri quadri e 2000 posti a sedere, 3 piste, 2 ore di spettacolo con 50 artisti provenienti da Mongolia, Portogallo, Repubblica Ceca, Bulgaria, Mongolia, Russia e Italia, 44 cavalli di razza, 11 tigri, circa 150 persone che lavorano a pieno regime durante le stagioni di lavoro.

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Sono questi, più o meno, i numeri che stanno dietro ad un circo come quello costruito dalla dinastia Togni acquartierata oggi a Sommacampagna . I Togni sono attivi dal 1880, si sono esibiti davanti a capi di Stato, hanno unito l’Occidente e l’Oriente durante la Guerra Fredda, hanno co-fondato il Circo di Monte Carlo, quando si spostano sono una città itinerante, nel loro campo base tutti conoscono tutti, si parlano dalle 5 alle 6 lingue: italiano, tedesco, francese, russo, polacco, mongolo, spagnolo, inglese. Una famiglia grande quanto il mondo e le città che in un secolo di attività hanno attraversato.

Ora, il Covid li ha costretti al loro campo base nel Veronese. Un pezzo di mondo fatto di uomini e animali compresso tra le dolci colline del veronese. Flavio Togni non ha dubbi: “il circo è stato innominato durante tutta la pandemia. Noi abbiamo mandato a casa gli artisti, abbiamo drasticamente ridotto il personale e siamo costretti ad aspettare, fermi. Certo, alleniamo gli animali ma non possiamo neanche provare nuovi numeri perché abbiamo bisogno del pubblico per capire se un’esibizione è bella o no”.

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La cinghia si stringe, “dobbiamo fare i conti con un aggravo importante sul nostro bilancio economico. Abbiamo visto tante pandemie, la Spagnola, la Sars, le due guerre mondiali e la guerra fredda, non ci fa paura il Covid, ma speriamo che tutto possa ripartire al più presto perché ogni giorno è sempre più difficile. Abbiamo animali da nutrire, personale da pagare e siamo fermi da un anno”.

Di Elia Cavarzan

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FONTEFanpage

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