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Covid, il Circo Greca Orfei bloccato a Catania: la lunga quarantena

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CATANIA – Per il Circo Greca Orfei è tempo di ripartire dopo una crisi che più drammatica di come è stata non si poteva. Perché il Covid, per loro, ha significato una tripla emergenza: sanitaria, economica e alimentare. Dire che hanno rischiato di morire letteralmente di fame potrebbe sembrare esagerare, ma non è così. Assolutamente. Se non ci fossero stati tanti amici che hanno messo a disposizione le proprie risorse – e poi la Caritas, il Banco Alimentare e la Coldiretti – il lockdown si sarebbe trasformato in una tragedia per artisti e animali (soprattutto per questi ultimi).

Eros Vinciguerra, domatore (foto Salvo Giuffrida)

Le tigri, per intenderci, mangiano setti chili di carne al giorno. E di grossi felini, fermi da quasi due anni in un’area tra la clinica Humanitas e il Centro Sicilia, ce ne sono ben 18. Tutti in buona salute, tant’è che una tigre bianca ha raggiunto i vent’anni di età, una cifra record. Eros Vinciguerra, domatore ed equilibrista, è orgoglioso di loro. Le accarezza come se fossero sue sorelle. Un privilegio che spetta soltanto a lui, che le ha prese in braccio fin dalla nascita. In effetti, viste da vicino, sembrano dei gatti (sebbene di dimensioni ben più importanti): stesso sguardo, stessa mimica. Stessa pigrizia.

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La ripartenza
Le tigri, i leoni e i leontigri (e tutte le altre maestranze), dalla prossima settimana, torneranno ad allietare gli amanti del circo. Sotto il tendone si lavora parecchio affinché nulla possa andare storto. Egle Mavilla non si ferma un minuto. Generosa e inossidabile, è una dei 40 componenti della “famiglia” che vive tra le roulotte e le luci della ribalta. E’ proprio lei ad accoglierci. Una vita itinerante che – come detto – si è fermata in quel di Catania. Soli e isolati. Senza poter lavorare e senza poter raggiungere alcun’altra sede.

“Dal febbraio 2020 è successo di tutto e di più, all’inizio il Covid sembrava una realtà televisiva, qualcosa che non avrebbe mai potuto toccare il nostro mondo. Poi però…” Marcello Marchetti, il Clown bianco, è un milanese che da vent’anni vive in Sicilia. Sguardo visionario, è il leader carismatico della compagnia. Ha scelto la vita circense all’età di 15 anni. Fino ad allora però non aveva mai vissuto una crisi simile. “Da quando esiste il circo moderno – ci racconta – nessuno mai aveva fermato la nostra vita. Abbiamo lavorato con guerre, tempeste e terremoti. Il Covid però è stato qualcosa di superiore alle nostre aspettative”.

Marcello Marchetti, clown.
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Marzo 2020
Il racconto. “Il 9 marzo marzo del 2020 è arrivata la notizia da parte delle Prefetture, di fermare ogni attività, compresa la nostra. Da lì è iniziato il nostro calvario, con la nostra vita annullata. E dire che – sottolinea Marcello – venivamo da una buona stagione. Come ogni anno, il Natale era stato incredibile. Non è stato tuttavia il primo lockdown a metterci in ginocchio, anche se ha creato molte difficoltà”.

Perché il secondo anno di pandemia è stato il peggiore? “Dopo il primo lockdown non c’è stata una grande affluenza, però c’era la grande speranza del Natale. Siamo andati in diverse province. Una volta arrivati a Catania, era tutto pronto per gli spettacoli, il 26 di ottobre arriva però l’ennesimo stop, che è molto più grave. In questi mesi abbiamo sofferto tantissimo”.

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Che è successo, quindi? “Io – racconta Marchetti – mi sono autoproclamato responsabile di tutti i circhi che c’erano in Sicilia, ho organizzato con la Coldiretti l’aiuto degli animali. Poi mi sono appellato alla bontà della gente. Conosco il grande cuore siciliano, che non è stato fermo. Ci hanno portato anche i panini per gli hamburger, prodotti di prima qualità. Poi sono intervenuti la Caritas e il Banco Alimentare. C’è sempre un dio per tutto. L’aiuto che ci arrivato è frutto del bene che vivono le persone per il circo, da quello che la gente pensa di noi”.

E oggi? “Se si dovesse ripetere la medesima situazione sarebbe un dramma. Grazie a un intervento potente del presidente della Regione siciliana, che ha decretato che nelle zone arancioni le attività di spettacolo viaggiante come la nostra possano lavorare rispettando le normative anticovid, possiamo sperare. Lo ritengo un segnale forte nei nostri confronti”.

Cosa ci dice invece del governo centrale? “Lo Stato è stato assente, dal primo lockdown a oggi ci ha dato soltanto 10 mila euro”, riprende Marcello. “Pensi che quei soldi finisco in tre settimane soltanto per dar da mangiare agli animali. Ciò detto, grazie all’aiuto di tanti, quei soldi li abbiamo investiti per la ripartenza”.

Il futuro prossimo
Martedì si ricomincia, infatti. Per questo a Marchetti gli si illuminano gli occhi: “Dobbiamo aspettarci qualcosa di davvero spettacolare, con tante novità. Abbiamo dei motociclisti che vengono dall’Ecuador. Ma ci sarà anche dell’altro: ragazzi giovanissimi che prenderanno parte allo spettacolo. Marco Pellegrini, ad esempio, è appena uscito dall’Accademia internazionale del Circo. Un ragazzo molto bravo. Io sarò invece il più vecchio. Ma credo che la riapertura dei battenti sarà per noi un momento emozionante. Stiamo entrando nel periodo invernale e speriamo che non si diventi zona rossa. Ma finché ci sarà quella arancione noi vogliamo lavorare”.

Perché così tanta solidarietà? “Noi siamo artigiani della felicità – ci dice ancora – Noi portiamo felicità alla gente. E ci piace vedere il bicchiere sempre mezzo pieno. La gente lo sa, lo percepisce. Questi mesi ci hanno temprati, eravamo soli e isolati. Non sapevamo cosa fare. Abbiamo pulito, abbiamo pensato. Adesso però è arrivato il momento di riprendere in mano la nostra vita. E, come si dice al teatro, ci auguriamo tanta merda”. Merda, appunto.

Di Fernando Massimo Adonia per LiveSicilia.it

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